Guns N’ Roses 3.0: come non fare una reunion

Antefatto: 4 gennaio 2016, 8:30 circa

I fiochi raggi di sole che cominciano a farsi strada nella camera da letto lambiscono il mio volto e mi inducono a schiudere gli occhi: l’anno è cominciato da tre giorni e, forse, sono finalmente riuscito a smaltire la, ehm, fatica accumulata negli ultimi giorni; agguanto il cellulare e, com’è mia abitudine, scorro la bacheca di Facebook nella (solitamente vana) ricerca di novità minimamente interessanti: all’improvviso mi blocco, come chi si vede abbassare innanzi un passaggio a livello o, ancora meglio, come chi si imbatte in un grizzly affamato. Ripongo il cellulare, mi rituffo sul cuscino e cerco di dimenticare quello che ho appena visto. «Sarà un brutto sogno – mi dico -, maledetto spuntino di mezzanotte!», ma è tutto vero: confermata la reunion dei Guns N’ Roses.

Penso che questa band americana non abbia bisogno di presentazioni: tra la metà degli anni Ottanta e quella degli anni Novanta ha (ri)scritto gli stilemi dell’hard rock, ad oggi ha venduto più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo e un altrettanto congruo numero di magliette a ragazzi più o meno ignari di cosa stiano indossando. Immagini icastiche come Axl Rose ed i suoi «American flag shorts» al Rock in Rio 1991 o Slash e le sue due inseparabili compagne di avventure, la sigaretta in bocca e la sua Les Paul in mano, assieme a motivi senza tempo (il ritornello di Paradise City, il riff di Sweet Child o’ Mine o l’assolo di November Rain, per citarne alcuni) hanno permesso ai Guns N’ Roses di conquistare schiere di fan irriducibili in tutto il mondo.
La lineup degli «anni d’oro» (e, in quanto tale, così ammessa nel 2012 nella Rock ‘N’ Roll Hall Of Fame) prevedeva, oltre ai già citati William «Axl» Rose alla voce e Saul «Slash» Hudson alla chitarra solista, Izzy Stradlin alla chitarra ritmica, Michael «Duff» McKagan al basso e Steven Adler alla batteria. Questa formazione cominciò a perdere pezzi negli anni Novanta: nel 1990 la band sostituì Adler con Matt Sorum e aggiunse Dizzy Reed alle tastiere, nel 1991 Gilby Clarke subentrò a Stradlin, McKagan e Slash lasciarono la band rispettivamente nel 1995 e nel 1996, dopo il licenziamento di Sorum da parte di Rose, che rimase così da solo.
Ed effettivamente, a partire dal 1998, dietro al nome Guns N’ Roses non si è celato nulla se non i progetti solisti di Axl Rose, che, senza dubbio, hanno visto la partecipazione di nomi illustri (tra gli altri, Robin Finck e Buckethead), ma che con la band di pochi anni prima hanno davvero ben poco da spartire: tra Appetite for Destruction e Chinese Democracy c’è poco più di un decennio di tempo, ma anni luce di distanza, sia fisica che musicale. Ed ecco che l’inizio del 2016 ci ha portato la «buona novella», ormai da anni vagheggiata in dichiarazioni nebulose e ritrattazioni elusive: la reunion dei Guns N’ Roses è finalmente realtà e un reunion tour li porterà, tra le altre date, ad essere gli headliner del secondo giorno del Coachella Festival, in California, il 16 aprile prossimo. Esclamazioni di giubilo hanno subito invaso siti specializzati, forum e blog dedicati alla band losangelina: finalmente, dopo tanti anni, potremo rivedere la formazione originale… o no?

Difatti, scemata l’eccitazione iniziale, c’è chi, per vederci chiaro, è andato più in profondità: quali dei componenti originali saranno effettivamente presenti a tale data? La risposta è presto detta: solo Rose, Slash e McKagan. Triste ma vero, al posto dei restanti componenti originali vedremo sul palco Richard Fortus alla chitarra ritmica e Frank Ferrer alla batteria.

La band in concerto al Troubadour il
La band in concerto al Troubadour il 1 aprile scorso, fermo immagine da YouTube.

Una domanda erompe spontanea dal profondo del cuore: perché? Era proprio necessario? Se sì, perché farlo in questa maniera? Ha senso una reunion a metà, anche e soprattutto dal momento che i guadagni non saranno proprio esigui? Certo, il 1 aprile scorso, a sorpresa, la band si è esibita al Troubadour di West Hollywood, uno dei bar che l’ha lanciata ad inizio carriera: il prezzo del biglietto era di 10 dollari cadauno. Billboard, tuttavia, ha calcolato un cachet che si aggira sui tre milioni di dollari a sera, per il quale sarà probabilmente necessaria la vendita di biglietti a 250 dollari l’uno. Un biglietto dal costo (ben più che) doppio vale davvero la metà dei Guns N’ Roses?

Immagine di copertina da glistatigenerali.com.

Alberto Mantovani

Ho 18 anni, studio Lettere Antiche, gioco a rugby e suono il basso…ci fosse qualcosa che riesca a fare bene! Credo in Incipit almeno quanto le sue direttrici. Scrivo anche su metallized.it.

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