A Bologna i libri sono «liberi»

«Questo libro non si vende e non si compra». Con questa frase, che viene apposta con un timbro su tutti i libri che passano per le mani di Anna Hilbe, essi perdono ogni valore che non sia quello intrinseco ed inestimabile del loro contenuto: vengono perciò liberati, in modo che chiunque abbia occasione di imbattersi, anche solo per caso, nella modesta vetrina al civico 57 di via San Petronio Vecchio a Bologna e, incuriosito, timidamente entrare nella piccola libreria, possa, nella massima libertà, prendere un libro qualsiasi e portarselo a casa, senza alcun obbligo di riportarlo successivamente o di portarne un altro in cambio. Questa, in nuce, è l’idea che da poco più di tre anni anima «Libri Liberi».

Come molte altre realtà indipendenti, anche l’iniziativa della Hilbe, tra le fondatrici della prima «Libreria delle donne» di Bologna (attualmente in via S. Felice 16), è partita pressoché dal nulla: senza pubblicità né fondi esterni, sobbarcandosi personalmente le spese di affitto e delle due stufe che suppliscono alla mancanza di riscaldamento, la donna ha visto inaspettatamente ed esponenzialmente crescere il viavai delle persone più disparate, dagli studenti (la facoltà di Scienze Politiche è dietro l’angolo) ai pensionati, da attempate signore a giovani scolari e con esso il numero di libri che, in virtù dell’acquisita libertà, attendono solo di essere presi dalle scansìe.

Com’è naturale, poi, chi entra, soprattutto se per la prima volta, sovente non osa prendere un libro e basta: così, assumendo all’incirca le forme dello scambio, c’è chi viene solo per portare (evidentemente non solo donando fisicamente dei libri, ma anche condividendo spiritualmente una parte più o meno consistente di sé), c’è chi se ne porta preventivamente uno, ma c’è anche chi, entrando per caso e trovando un libro di suo piacimento, nonostante le rassicurazioni della proprietaria, non può fare a meno di ritornare con un altro libro in mano.

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L’esterno della libreria. Fonte: vocidicitta.it

Basta varcare la soglia della libreria per percepire l’atmosfera accogliente, confermata dalla cortesia e della disponibilità della Hilbe: effettivamente, gente di ogni tipo affolla il ristretto spazio entro cui i libri sono meticolosamente divisi per sezioni. Sulla tavola centrale risalta il librone dorato delle richieste, spesso esaudite dagli stessi clienti, che non di rado si fermano anche ore a parlare, non necessariamente di libri, ma anche di cinema, teatro…vera e propria promozione della cultura, come ai tempi dei caffé milanesi del XVIII secolo.

Il tutto non può che fare affidamento sul buonsenso dei fruitori, responsabili di un’effettiva e prolifica circolazione dei libri che, per un motivo o per un altro, finiscono sugli scaffali della libreria, tuttavia è indubbiamente lodevole l’immensa opportunità che viene offerta a chi si accosta per la prima volta (o nuovamente, dopo anni) alla lettura o, materialmente, a chi un libro proprio non può permetterselo: chi bolla l’iniziativa come deleteria per la piccola e media editoria, infatti, deve tenere in conto almeno che perlopiù il fenomeno riguarda vecchi libri che vengono rimessi a disposizione e non certo (ri)stampe recenti ed è rivolto a chi, come il sottoscritto, ritiene che i costi attuali di un libro risultino talvolta insostenibili, non tanto dal punto di vista economico per l’acquirente, quanto dal punto di vista umano, per chi da quel libro ci guadagna.

È precisamente da queste premesse che nasce l’intero concetto di «bookcrossing», inteso come intersezione tra due o più persone diverse tramite l’abbandono (non casuale, bensì ragionato) di libri all’interno di uno scenario ed il relativo ritrovamento, con conseguente circolo virtuoso di inviti alla lettura: «Libri Liberi» non è dunque altro che un livello superiore e meglio organizzato di una pratica nota sin dal 2001, anno di fondazione di uno tra i principali promotori a livello mondiale, il sito bookcrossing.com: pratica, ahinoi, ancora poco diffusa in Italia, rispetto ai picchi registrati negli Stati Uniti e nei paesi nordici, ma, si spera, destinata a farsi conoscere grazie anche e soprattutto a lodevoli iniziative quali quella della Hilbe, nella convinzione che liberare i libri possa concedere a più lettori possibile la libertà che in essi cerchiamo.

Alberto Mantovani

Ho 18 anni, studio Lettere Antiche, gioco a rugby e suono il basso…ci fosse qualcosa che riesca a fare bene! Credo in Incipit almeno quanto le sue direttrici. Scrivo anche su metallized.it.

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