Le catene della «bellezza», due interviste. F.L.Y. – First Love Yourself

Le donne non possono camminare per strada senza essere giudicate. Può sembrare strano, ma sfortunatamente è così. Per una persona di sesso femminile esistono delle norme non scritte che regolano il rapporto con gli altri e, soprattutto, l’accettazione all’interno della società. Sembra inevitabile procedere per categorizzazione quando si parla di donne: le milf o le ragazze della porta accanto, quelle sexy, le ciccione, le zitelle con tanti gatti, quelle facili (per riferire solo l’aggettivo più gentile con cui quest’ultime sono definite), le vecchie e via così. L’aspetto più agghiacciante di questo fenomeno sociale è proprio la sua base meramente superficiale: non si giudica il comportamento – attività da cui comunque ci si dovrebbe astenere –, bensì si deduce un determinato comportamento basandosi esclusivamente sull’aspetto fisico, sull’apparenza.

Non sconvolge, dunque, se parlando di donne si finisce col parlare del concetto di «bellezza» e tutto ciò che esso implica. Make up, vestiti alla moda, parrucchiere, dieta, depilazione, manicure, ritocchi con botox e chirurgia estetica: quando tutto ciò si trasforma da semplice vezzo a canone imposto dalla società, pena l’esclusione?

A dimostrare l’importanza e l’universalità di tale questione nell’esperienza femminile, ecco due storie, due iniziative, due interviste a chi cerca di cambiare le cose dalla piccola Padova alla grande Australia.

PROGETTO F.L.Y. – First Love Yourself

Un gruppo di studentesse dell’Università di Padova, iscritte al corso di Scienze Psicologiche della Personalità e delle Relazioni Interpersonali, ha deciso di sviluppare quello che all’inizio era un semplice progetto per un esame, ma che poi si è rivelato essere un video virale che ha colpito migliaia di ragazze, sensibilizzandole sul tema dell’accettazione di sé. Si tratta del Progetto F.L.Y., ovvero First Love Yourself, ed è partito da un’idea di Bianca Borsarini, che dai 12 ai 16 anni ha sofferto di anoressia nervosa in forma grave. Proprio dalla sua esperienza personale ha tratto ispirazione e, insieme alle sue colleghe, ha girato un cortometraggio amatoriale che rappresenta con coraggio e fierezza tutti gli insulti che le ragazze hanno davvero ricevuto nella loro vita, ovviamente quasi tutti riferiti al loro aspetto fisico. Ma il nodo centrale del progetto sta nel cancellare quei giudizi semplicemente togliendoseli di dosso e sostituendoli con i pensieri positivi che ognuno ha di sé, considerando ogni ragazza come una persona, anziché come un «corpo». Il tutto è integrato da alcune interviste a passanti che sottolineano ulteriormente il punto: l’apparenza non deve influenzare il giudizio e, soprattutto, bisogna amare se stessi.

Grazie al contributo della celebre Clio Make Up, questo video di soli 3:37 minuti è riuscito a raggiungere i cuori di moltissime ragazze, dimostrando quanto il problema del sentirsi belle vada ben oltre la stupida crisi adolescenziale, tanto da risultare come inevitabile pressione sociale con cui è difficile convivere, in particolar modo se si è donne.

Abbiamo quindi intervistato Bianca, come portavoce di Nicoletta Finco, Debora di Luzio, Irene Fratton, Serena Ravaglia, Susanna Carpano, Eleonora Pischiutti, Giorgia Gennari, Gaia Caputi, Giulia Feltrin, Clizia de Mitri, Francesca Falaguasta, Carolina Ambrosini e Francesca Magarotto.

Il vostro progetto è tutto al femminile, portato avanti da ragazze e indirizzato prevalentemente ad un pubblico di giovani donne. Nonostante il problema dell’accettazione di sé coinvolga tutti, perché credete che in particolar modo colpisca le ragazze?

In realtà, volevamo inserire nel video anche soggetti maschi, ma per questioni di tempo e organizzazione non siamo riuscite a farlo. Il problema dell’accettazione riguarda da sempre più le ragazze che i ragazzi: siamo una minoranza che ha iniziato a emanciparsi da poco più di cento anni e che prima veniva valutata esclusivamente per l’apparenza e non per particolari qualità interne. Penso pertanto che la tendenza a fare pressione sull’aspetto esterno della donna sia «un’abitudine» radicata che la società si porta dietro dalla notte dei tempi, nonostante negli ultimi anni ci sia stato un notevole progresso a riguardo. Per quanto riguarda i maschi è vero il contrario: la percentuale di ragazzi anche giovanissimi che si ammalano di disturbi alimentari è in continuo aumento. Quindi, una differenziazione su questo piano sulla base del sesso esiste, ma non troppo evidente. Nessuno è completamente soddisfatto di com’è, c’è chi ci convive bene e chi no.

Quale ruolo gioca la società nel pensiero che una donna ha di se stessa?

La società ha il grande potere di «veicolare lo standard». Secondo me, questo influisce più sugli uomini, prima, e sulle donne, poi. Se viene veicolato costantemente – tramite pubblicità, trasmissioni televisive, propaganda, moda – un modello di donna magro, scultoreo, alto, l’uomo si abitua a vedere quel modello come immagine del bello e si crea nella mente un ideale  di donna non realistico. Dato che poi l’uomo medio cercherà una bellezza irreale, la donna tenderà a volere raggiungere una bellezza irreale. Se non fosse per essere amate, accettate, corteggiate, apprezzate, perché dovremmo radicalmente cambiare noi stesse? Per me è una domanda ironica ma, penso, tristemente compatibile con i processi intrasociali.

Oltre alla pressione di dover «raggiungere un’ipotetica perfezione plasmata sul giudizio altrui» (come tu giustamente spieghi), oggi c’è anche il rischio di voler aderire a standard che in realtà non sono riproducibili fisicamente: strumenti come la luce, il trucco o le modifiche con Photoshop (seppur attuati su modelle già bellissime) propongono al pubblico degli ideali che di vero hanno poco. La scelta di una tecnica amatoriale per il vostro video, che rispecchia voi ragazze come normalmente apparite, senza alcun inganno, è dovuto anche a questo?

La scelta di apparire così come siamo nel video era mirata a varie cose, tra cui ciò che hai accennato: il ritocco e Photoshop non erano il tema principale del nostro video ma sono elementi direttamente collegati all’accettazione di sé, visto che concorrono a rendere la convivenza con noi stessi così ardua. Come ho detto, il fatto che questa bellezza irreale influenzi prima gli uomini e poi conseguentemente le donne esaspera una situazione già problematica.

Dato il vostro successo sui social, anche grazie a Clio Make Up, pensate di proporre ulteriori progetti? Attualmente state lavorando a qualcos’altro?

Essendo questo un progetto nato da una mera consegna del professore, al momento non abbiamo in pentola nulla. Magari in futuro, ci piacerebbe davvero tanto proseguire sul sentiero che questo video ci ha aiutato a delineare, affrontando sia lo stesso che temi diversi.

La foto d’apertura è di Jessica Ledwich

22enne che studia Lettere Moderne, crede nella libertà, detesta limiti e pregiudizi e cerca di avere uno sguardo il più ampio possibile. Cinema, arte (tutta), letteratura e musica fanno per me, ma come meri oggetti di contemplazione.
Spero di condividere l’importanza della cultura contribuendo ad Incipit.

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