Com’è andata la notte degli Oscar?

La grande cerimonia degli Oscar, tenutasi al Dolby Theatre di Los Angeles tra ieri notte e le primissime ore di questa mattina (secondo l’orario italiano) anche quest’anno ci ha ricordato quanto il cinema sia più sentito tra gli americani che tra gli abitanti dello stivale. È innegabile, infatti, che il cinema italiano abbia dei trascorsi storici tuttora influenti e che produca ancora oggi diverse opere di qualità, tuttavia non sembriamo possedere uno spirito nazionale cinematografico: un Festival del cinema come quello di Venezia o una cerimonia come quella dei David di Donatello sono seguiti molto meno in Italia rispetto agli Academy Awards negli Stati Uniti. La notte degli Oscar per gli americani è uno tra gli eventi più importanti dell’anno, tanto da ospitare, oltre a figure di spicco di tutto il mondo dello spettacolo, anche personaggi esterni al cinema – e uno tra gli esempi più lampanti è stato il breve ma efficace intervento del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden.

Passando alla cerimonia vera e propria, si può dire che in quest’edizione ci sia stata una buona alternanza tra premiazioni inaspettate e vittorie ben più prevedibili. Infatti nella categoria miglior film ha trionfato Il caso Spotlight di Tom McCarthy contro chi dava per favorito The revenant di Alejandro González Iñárritu. Il film vincitore, di cui abbiamo scritto anche una recensione (e per cui speravamo in una vittoria), è un lavoro molto coraggioso perché va a svelare una realtà atroce di cui non si parla mai abbastanza; ci è parso altrettanto coraggioso il produttore del film Michael Sugar che durante il discorso di accettazione del premio, ha affermato: «Questo film ha dato una voce ai sopravvissuti e questo Oscar amplifica tale voce; noi speriamo che essa diventi un coro che possa risuonare in tutto il Vaticano. Papa Francesco, è tempo di proteggere i bambini e di riportare (nel mondo) la fede».

Iñárritu però, nonostante si sia visto sfuggire la possibilità di entrare definitivamente nella storia vincendo per la seconda volta consecutiva per il miglior film dopo il trionfo del suo Birdman l’anno scorso, non se ne va a bocca asciutta aggiudicandosi il premio per miglior regista – grazie alla sua tecnica virtuosistica e innovativa – e imposta il suo discorso di ringraziamento gridando «basta» ai pregiudizi etnico-razziali tra gli esseri umani. Il tema delle discriminazioni etniche infatti ha aleggiato un po’ per tutta la serata in seguito alla notizia che non c’era nessun candidato afroamericano agli Academy Awards (e alle successive polemiche): forse per questo motivo è stato scelto come presentatore della serata il comico di colore Chris Rock, il quale però si è dimostrato meno divertente e «scoppiettante» dei suoi predecessori Ellen DeGeneres e Neil Patrick Harris, anche a causa di battute che sono sembrate spesso banali. Viene da chiedersi però se ci si debba veramente indignare per la questione delle candidature «total white», perché in fondo in questi anni l’Academy ha dimostrato di essere tutt’altro che razzista: basti ricordare che per cinque anni di seguito hanno vinto film diretti non da registi americani ma da professionisti inglesi, messicani e francesi e che sono stati premiati molti attori di colore.

Credits: oscar.go.com

Grande vittoria invece per Leonardo DiCaprio come miglior attore protagonista per The revenant che finalmente, dopo cinque candidature andate a vuoto (compresa una come produttore) e dopo infinite prese in giro sul web e sui social network, perde quell’appellativo di «attore senza Oscar» che l’aveva segnato. Anche il suo discorso di ringraziamento ha un’impronta impegnata: DiCaprio parla di cambiamenti climatici e del destino del nostro pianeta sempre più soggetto al surriscaldamento. La sua vittoria in fondo non era così scontata perché fino all’ultimo avrebbe potuto vedersela soffiare dal bravissimo Eddie Redmayne per l’eccezionale e metamorfica interpretazione in The Danish girl, anche se quest’ultimo avrebbe vinto per la seconda volta consecutiva dopo La teoria del tutto dell’anno scorso.

Anche nel 2016, poi, il talento italiano non passa inosservato: Ennio Morricone, divenuto celebre grazie alle sue colonne sonore epiche e commoventi per registi come Sergio Leone e Giuseppe Tornatore, trionfa aggiudicandosi il premio alla miglior colonna sonora composta per The Hateful Eight di Quentin Tarantino, sottraendolo al collega John Williams, altro storico compositore, che poi rispettosamente saluta. Morricone, ormai pluriottantenne, è salito sul palco sinceramente commosso; con la voce spezzata ha dedicato questa vittoria alla moglie, anche perché è il suo primo Oscar, se non si conta quello donatogli alla carriera nel 2007.

Credits: vogue.com
Brie Larson. Credits: vogue.com

Tra le altre vittorie troviamo come miglior attore non protagonista Mark Rylance, interprete prevalentemente teatrale, per la splendida e profonda interpretazione di una spia russa nel film Il ponte delle spie di Steven Spielberg, nonostante per questa categoria molti confidassero nella vittoria di Sylvester Stallone per Creed, il quale, anche per l’età, non avrà facilmente l’occasione di vincere un’altra statuetta.
Poi hanno vinto
Brie Larson come miglior attrice per Room, che in Italia uscirà nei prossimi giorni, e Alicia Vikander come attrice non protagonista per il toccante The Danish girl.

La vittoria di Inside Out, settimo film Disney Pixar a vincere l’Academy Award, è stata presentata in modo inatteso e divertente da Woody e Buzz, i due protagonisti di uno dei cartoni animati più celebri della stessa Pixar, Toy Story.

Il film che si è aggiudicato più vittorie è Mad Max: fury road, portando a casa ben sei statuette, tutte di categoria tecnico visiva. The revenant ha vinto il secondo e ultimo premio per la fotografia, mentre Il caso Spotlight il secondo e ultimo Oscar per la migliore sceneggiatura originale, mentre il premio per quella non originale va a La grande scommessa di Adam McKay.

Infine, il premio alla miglior canzone è andato a Writing’s on the Wall comparsa nell’ultimo 007, Spectre, e cantata da Sam Smith, il quale ha erroneamente affermato di essere stato il primo gay dichiarato a vincere un Oscar, visto che in passato già altri artisti dichiaratamente omosessuali, tra i quali Elton John, avevano raggiunto questo traguardo. Tra i momenti più salienti della serata ricordiamo la performance di Lady Gaga conTill it happens to you, canzone di The Hounting Ground, film-documentario sugli abusi sessuali, con cui è stata data voce a tutti coloro che hanno subito violenze (rappresentati da alcune vittime che sono comparse sul palco alle spalle della cantante), oppure la lunga standing ovation e i volti sinceramente contenti anche degli altri concorrenti dopo la vittoria di DiCaprio.

Credits: Mark Ralston/AFP/Getty Images
Credits: Mark Ralston/AFP/Getty Images

Concludendo, non possiamo dirci insoddisfatti perché quest’anno più che mai l’Academy ha premiato in modo omogeneo i candidati senza soffermarsi su un’opera in particolare e, nonostante la mancata candidatura di opere o attori meritevoli come nel caso di Hateful Eight nella categoria miglior film o del suo regista, Quentin Tarantino, in quella di miglior regia, la cerimonia ha sorpreso in positivo senza per forza attenersi alle aspettative; anche in Italia avremmo veramente bisogno di valorizzare al meglio il nostro cinema con una cerimonia simile.

Cesare Bisantis

Nato a Padova da genitori calabresi nel 1997, è iscritto alla facoltà di Lettere Moderne di Padova. Ama scrivere racconti, poesie ed articoli, leggere libri, ma soprattutto ha una spiccata passione per il Cinema. Si considera umilmente un romantico decadente.

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