Edgar Allan Poe: l’imprescindibile

Imprescindibile è l’aggettivo che più facilmente si può associare al maestro delle tenebre Edgar Allan Poe (Boston, 19 gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849). Imprescindibile perché, senza Poe, Sherlock Holmes non sarebbe mai uscito dal 221B di Baker Street. Imprescindibile perché, senza Poe, Hercule Poirot non avrebbe mai abbandonato i viottoli lastricati della capitale belga. Imprescindibile perché, senza Poe, Alfred Hitchcock non sarebbe stato in grado di far tremare dalla paura generazioni e generazioni. Insomma senza Edgar Allan Poe, Sherlock Holmes, Ercule Poirot e i capolavori di Alfred Hitchcock non sarebbero stati gli stessi, o forse addirittura, non sarebbero mai esistiti. E non sono i soli, anzi.

Non sono chiacchiere di un amante del brivido. Se rispolverate i vecchi libri di storia della letteratura o se avete ascoltato con la dovuta attenzione qualche lezione di letteratura inglese, capirete che tanto Arthur Conan Doyle (la penna di Sherlock Holmes) quanto Agatha Christie (la penna di Hercule Poirot) hanno modellato i propri celeberrimi personaggi su Auguste Dupin, il detective che Poe fece debuttare in The Murders in the Rue Morgue (1843). Edgar Allan Poe è infatti ritenuto il padre del genere poliziesco e di quello noir. Sono sue invenzioni cioè sia la detective story – la storia che mette in scena un delitto che deve essere risolto – sia il racconto noir – il cui il delitto è narrato dal punto di vista di chi lo compie, attraverso un’immersione nell‘abisso psichico dell’omicida (e badate bene che allora Sigmund Freud non era ancora nato).

Evidente poi è anche l’innegabile contributo di Poe alla codificazione del genere horror, inteso nell’accezione moderna del termine. Con i suoi racconti del terrore, l’horror esce finalmente dalle cattedrali sconsacrate e dai castelli abbandonati per entrare a far parte del quotidiano. Pensate a The black cat, uno dei racconti più famosi: l’omicida-narratore talmente ordinario che potrebbe essere perfino il vostro vicino di casa (anche se non ve lo auguro!).

Non finisce qui. Edgar Allan Poe è ritenuto una figura fondamentale anche per il genere fantascientifico. Avendo scritto soprattutto racconti brevi (la forma preferita dalla futura fantascienza dei pulp magazines), avendo dedicato gran parte della sua produzione alla ricerca dell’ignoto e dell’indefinito, avendo intrecciato brillantemente nella e intorno alla storia un filo scientifico, Poe pare aver preparato il terriccio del sentiero che sarà percorso da Jules Verne e da Herbert George Wells, considerati i capostipiti del genere fantascientifico. E se leggendo la parola fantascientifico avete iniziato a canticchiare la colonna sonora di Star Wars, avete ben intuito: anche l’epica saga di George Lucas, forse, non ci sarebbe mai stata senza le geniali intuizioni di Edgar Allan Poe.

Quanto all’influenza di Poe sul cinema, è un argomento su cui sono stati versati fiumi d’inchiostro. I film tratti dalle sue opere o liberamente ispirati ai suoi racconti sono indecifrabili. Del resto, difficilmente una letteratura può essere più adatta alla trasposizione cinematografica di quella di Poe, considerando il suo stile visionario, la dura concretezza delle immagini e l’immancabile clima di suspense. Il sopracitato Alfred Hitchcock, ad esempio, ha dichiarato in un’intervista che fu grazie a Poe e ai suoi racconti del terrore letti in età adolescenziale se, più tardi, decise di fare film di suspense.

L’elenco dei contributi di Edgar Allan Poe alla nostra cultura potrebbe di gran lunga continuare: oltre che di letteratura e di cinema, si potrebbe arrivare a parlare anche di teatro, di musica e di arti figurative. Quanto detto, però, dovrebbe già essere sufficiente a dimostrare il ruolo imprescindibile svolto da questa figura nell’intera cultura occidentale.
Il 19 gennaio Edgar Allan Poe festeggia il suo compleanno e per un’incredibile ironia della sorte anche a questa data è legato un mistero: il giallo del brindatore, the toaster. In quel di Baltimora, si dice che dal 1949 un uomo elegantemente vestito, nel buio delle prime ore del mattino del 19 gennaio, si rechi alla tomba di Poe. Qui si versa un bicchiere di cognac e fa un brindisi alla memoria dello scrittore; poi, organizza tre rose rosse in uno specifico ordine sulla pietra tombale e, infine, svanisce nella notte, abbandonando la bottiglia di liquore mezza vuota. Nel 1993 lasciò un inquietante biglietto con scritto «the torch will be passed», il testimone sarà passato. Una catena quindi. Una tradizione che passa di mano in mano. O meglio, un tradizione che avrebbe dovuto passare di mano in mano, perché il mattino del 19 gennaio 2010, i visitatori che si sono incontrati al cimitero di Baltimora in occasione dell’anniversario della nascita di Poe, non hanno trovato le rose rosse e la bottiglia di cognac che tutti gli anni, da 60 anni, erano lì. Immancabili. Il brindatore è scomparso. Chissà perché. Chissà se la tradizione verrà portata avanti. Chissà. Forse, the toaster è destinato a rimanere l’ennesimo mistero legato all’imprescindibile maestro del mistero.

Già laureata in Lettere, sto ora per concludere il corso di laurea magistrale in Filologia Moderna. Quando non sto studiando, leggo viaggio o combino pasticci. Amo i film strappalacrime, le foto in bianco e nero, la musica malinconica e i romanzi intimisti. E se state pensando che io sia melodrammatica, non vi sbagliate. Lo sono, ma non ditemelo: mi imbarazzo facilmente.

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