Le donne e il fumetto, tra talento e pregiudizi

«Il fumetto femminile non è un genere narrativo»: così si apre il secondo punto del Manifesto delle autrici di fumetti contro il sessismo, scritto da un collettivo di più di 100 sceneggiatrici e disegnatrici di fumetti che hanno deciso di condannare tutte le disparità di genere presenti nel loro settore letterario.
Il «Collectif des créatrices de bande dessinée contre le sexism» nasce all’inizio di settembre 2015 e, poche ore dopo la creazione, riceve l’adesione di più di un centinaio di autrici provenienti da tutto il mondo, pronte a lottare per i loro diritti e affinché il proprio lavoro venga riconosciuto al pari di quello degli uomini. Il Manifesto si apre con la dichiarazione, chiara e mirata, del loro obiettivo:

«Dato che il nostro lavoro è continuamente soggetto a problematiche di genere che i nostri colleghi maschi non sono costretti a subire, noi autrici di fumetti abbiamo deciso di unirci per denunciare le forme di sessismo nel campo editoriale, proponendo delle azioni per combatterlo».

Sviluppa, in seguito, molti punti che avvalorano la causa e spiegano le motivazioni che hanno dato il via a questo progetto; ma soprattutto viene messo in evidenza il fine di supportare il femminismo all’interno del mondo dei comics.

La battaglia di cui queste donne attualmente si fanno portavoce è contro le candidature al Grand Prix d’Angoulême 2016, premio alla carriera molto ambito dell’omonimo Festival francese, uno dei più importanti eventi del settore che si terrà dal 28 al 31 gennaio 2016. Tra i possibili vincitori, infatti, non compare nemmeno una donna, o almeno così era nella prima lista resa pubblica a inizio gennaio. Ci sono state quindi manifestazioni di indignazione da parte tutto il mondo dei fumetti: non solo si sono mobilitate le autrici che aderiscono al collettivo, ma anche molti autori candidati al Grand Prix hanno espresso la loro volontà di essere esclusi dalle nomination, per protesta e per solidarietà alle loro colleghe (tra questi, Milo Manara). Si è trattato di un’azione molto efficace, che ha portato l’organizzazione ad aggiungere alla lista 6 candidate donne. Nonostante ciò, l’odissea continua: pare infatti che cambieranno le regole e il sistema di votazione.

E pensare che solo pochi mesi prima dell’uscita delle candidature per Angoulême, agli Ignatz Awards – principale premio americano per i fumetti indipendenti – ben 9 premi su 9 sono stati attribuiti ad artisti femminili: un vero e proprio trionfo per le donne che hanno sbaragliato  i colleghi uomini, anche di una certa fama. Questa vittoria, inoltre, avrebbe dovuto possedere un alto valore simbolico: avrebbe dovuto rappresentare, infatti, la conferma della rivalutazione delle donne nel campo dell’editoria fumettistica, mettendo a tacere le questioni di genere e garantendo un trattamento alla pari nei concorsi a venire. Sfortunatamente, gli eventi recenti dimostrano che non è stato così: quella scintilla, che avrebbe dovuto mettere al rogo tutta la misoginia e il sessismo presente in questo campo, è stata immediatamente soffocata con il premio successivo.

È sicuro, però, che le risposte e le azioni di molti autori, dopo le nomination, lasciano ben sperare. Forse le donne non vengono ancora considerate autrici di fumetti alla pari degli uomini, ma possiamo essere certi che è in corso un forte cambiamento culturale e che nei prossimi anni potrebbero esserci delle novità interessanti. Del resto, il talento al cosiddetto «gentil sesso» non manca e come sapientemente nota un articolo di Fumettologica: «La vittoria di queste autrici – parlando degli Ignatz Awards – non è certo una coincidenza».

Elena Molinari

Ho 22 anni, studio Lettere e insegno ginnastica ritmica. Amo i romanzi, la musica e la danza in ogni sua forma. Credo nella libertà di espressione e per questo mi piace collaborare ad un blog come Incipit.

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