I «Distillati»: metà delle pagine, metà del piacere?

A dicembre dell’anno appena finito, la casa editrice Centauria ha lanciato sul mercato una collana di libri alquanto particolare: non si tratta infatti di una semplice ristampa di capolavori letterari, bensì di un loro «distillato». Distillato, ovvero? Ovvero una versione dimezzata di alcuni best sellers contemporanei, in cui le pagine sono state ridotte drasticamente, tagliando descrizioni e personaggi secondari.

Giulio Lattanzi, l’ideatore del progetto, afferma ad ArteRivista.it che l’obiettivo è quello di fornire il piacere di leggere romanzi di successo anche a chi non ne avrebbe il tempo. Ovviamente non si è fatta attendere la reazione del mondo dei lettori, che hanno subito gridato allo scempio letterario. È palese però che non si possa giudicare il libro dalla copertina (o, in questo caso, dalla collana), senza averlo letto.
Con la nostra migliore faccia tosta ci siamo allora recati in edicola –questa nuova versione della letteratura italiana ed internazionale non è distribuita nelle librerie, chiaro segnale del target a cui si rivolge- e abbiamo comprato uno dei cosiddetti «libri distillati», Venuto al mondo di Margaret Mazzantini. Contro ogni aspettativa il distillato non è uno scempio totale, anzi è leggibile. Tuttavia è criticabile sotto molti aspetti e sicuramente non regge il confronto con l’originale.

Slogan da libridistillati.it.
Slogan da libridistillati.it.

Nel 2012 da quest’opera era stato tratto un film (diretto da Castellitto, che novità!) che, per chi aveva letto il libro, era stato una grande delusione: mancavano delle scene e lo spessore dei personaggi, sviluppato bene nel romanzo, si riduceva notevolmente; la protagonista, in particolare, risultava un personaggio patetico, privo di forza drammatica. Il «distillato» ricalca perfettamente lo sviluppo della pellicola, sia per le medesime parti tagliate sia per la stessa perdita di consistenza che avevano subito i personaggi.
«I libri da leggere nel tempo di un film»: mai slogan fu più azzeccato, nel senso che in quel tempo forse conviene guardare il film, così almeno si può ammirare il talento di qualche bravo attore.
Non a caso, ad influenzare la scelta dei titoli, oltre alla fama e al numero di copie vendute, sarà stata anche la loro trasposizione cinematografica-televisiva. Infatti, se a dividere i romanzi soggetti a «distillazione» è il genere (si va dal romanticismo di Sparks all’avventura di Smith, passando per il thriller di Larsson e creando un catalogo alquanto vario), ad unirli è l’essere stati tutti rielaborati per lo schermo almeno una volta. Dunque sembra che la sceneggiatura sia un forte punto di partenza e che l’«opera di un team editor di esperti, che lavorano sul testo originale per passaggi successivi» non sia poi così unica e preziosa.

Certo, qualcuno potrebbe difendere l’iniziativa dicendo che in questo modo si avvicina una parte di pubblico alla lettura, in particolare coloro i quali, non essendo abituati a leggere, si spaventano di fronte ad una mole di 500 pagine. Ma tale argomentazione è inconsistente, poiché esistono molti grandi libri lunghi meno di cento pagine. E non stiamo parlando solo di Hesse o di Roth, la cui densità di contenuto può risultare ostica, bensì di un Cain o uno Stevenson. Esistono molte alternative alla macelleria editoriale dei «distillati».
Inoltre, il fatto che la lettura di un libro richieda più tempo della visione di un film è ciò che rende la letteratura speciale. Un libro non può essere interiorizzato in un’ora, un libro non ti fornisce delle immagini pensate da altri, devi creartele da solo; e questo richiede tempo, pazienza, amore. Leggere insegna proprio il valore della lentezza, la quale purtroppo in questi tempi sta scomparendo. Si suppone che a saperlo siano, fra tutti, gli scrittori, ma la loro autorizzazione ad un tale taglia e cuci sulle loro opere è la cosa più triste, indice che il loro pensiero, più che all’arte, sia andato ai guadagni.

In definitiva, il giudizio che se ne trae è che questi distillati non siano brutti di per sé ma per ciò che con il loro progetto trasmettono, ovvero che non c’è più tempo per leggere. Bisognerebbe inviare il messaggio contrario: ci deve essere sempre il tempo di farlo.

Ho 23 anni e studio lettere moderne, il grande amore della mia vita sono i libri, credo che leggere sia indispensabile per formarsi un pensiero critico indipendente. Per questo ho deciso di far parte di Incipit. Scrivo anche per neun.it

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