Musei: lenta ripresa, ma si può fare di più

Con intervista a Fabio Viola, uno dei più importanti Gamification Designer al mondo.

Nonostante il declino dell’importanza della cultura nelle nuove generazioni, inclini ad una fruizione sempre più digitale del sapere, i dati Istat più recenti confermano che i visitatori dei musei, dei monumenti e delle aree archeologiche statali sono aumentati di più di 2 milioni dal 2013 al 2014.
Non sono ancora disponibili i dati ufficiali dell’anno appena trascorso, tuttavia l’Ansa riporta che è stata la Biennale di Venezia la mostra più visitata del 2015, con più di 500mila presenze. Sorprende di più il risultato della Basilicata che, dopo l’incoronazione di Matera come capitale della cultura del 2019, ha riscontrato il tasso di crescita più alto in assoluto rispetto alle altre regioni: 16% di visitatori e 40% di introiti in più (paragonati ai rispettivi 3% e 18% della Toscana, per esempio).

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È indubitabile che questi dati testimonino un ritorno in auge della buona abitudine di frequentare i musei e le mostre, un ritorno a una volontà di immergersi nel patrimonio storico-culturale italiano in modo attivo, diretto e consapevole. Ma, a differenza di quanto dichiarato dal ministro della cultura Dario Franceschini, sembrerebbe trattarsi più di una lenta ripresa che di una «straordinaria crescita»: in realtà i 40 milioni di visitatori erano già stati superati nel 2011 (41.223.634 persone, per essere precisi), annata in cui l’Istat aveva preso in esame addirittura meno istituti e aree museali rispetto a quelli analizzati per il 2014 (431 contro 437). Ma attendiamo fiduciosi i documenti sul 2015.

Esulando dai dati statistici e analizzando la situazione dal punto di vista internazionale, l’Italia però resta ancora esclusa dalla «top 20» mondiale dei musei. Senza contare i Musei Vaticani, nessuna struttura espositiva italiana è tra le prime venti in termini di visitatori, stando al rapporto «Tea-Aecom Global Attraction Attendance», che prende in considerazione i dati del 2013. Al primo posto troviamo il Louvre, seguito dal Museo di storia naturale di Washington e dal museo nazionale cinese di Pechino.

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Un punto sicuramente critico resta la comunicazione tra strutture museali e culturali e gli utenti, in particolare per quanto riguarda i social media, strumenti ormai indispensabili per farsi pubblicità. Secondo Museum Analytics, che ha preso in esame i likes su Facebook e i followers di Twitter, i musei italiani non appaiono nemmeno nelle prime trenta posizioni tra tutti gli istituti mondiali.
Il primo museo del Belpaese che incontriamo sono le Scuderie del Quirinale, che hanno circa 95mila likes su Facebook e nessuna attività su Twitter. A confronto con il primo in classifica la differenza però è abissale: il Museum of Modern Art di New York ha quasi 2 milioni di likes su Facebook e altrettanti followers su Twitter. Non vogliamo lanciarci in paragoni impossibili con musei situati in nazioni molto più grandi e popolate della nostra e nelle quali si usa una lingua molto più diffusa dell’italiano – e siamo anche consapevoli che l’affluenza (e la conseguente popolarità sui social) non sia un fattore esclusivamente culturale: esso dipende anche e soprattutto da elementi come i trasporti e l’accoglienza, innegabilmente di competenza diversa. Fatte queste doverose considerazioni, si può dire che i musei non attirano, non catturano immediatamente l’attenzione, non sono come gli altri svaghi un «mordi e fuggi», ma richiedono una più attenta riflessione e quindi sono considerati meno fruibili dai cittadini «comuni»?
Ne abbiamo parlato con chi si occupa quotidianamente di trovare strategie per la promozione di aziende e strutture museali attraverso la Gamification: Fabio Viola, unico italiano nella TOP 50 Gamification Designer mondiale.
Vai all’intervista.

Elena Molinari

Ho 22 anni, studio Lettere e insegno ginnastica ritmica. Amo i romanzi, la musica e la danza in ogni sua forma. Credo nella libertà di espressione e per questo mi piace collaborare ad un blog come Incipit.

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