Crisi culturale? La rivalsa del cinema

Box office e best sellers: come sta cambiando il gusto degli italiani?

Cosa rappresenta la cultura per l’Italia del 2016? Che ruolo ha nella vita degli italiani? È una parte fondamentale dell’esistenza giornaliera di ogni abitante dello Stivale? Secondo molti, nel nostro amato paese più si procede nel tempo e più la cultura perde spessore. Sono accuse vane mosse dai soliti conservatori brontoloni? Forse ammettere in modo così ampio che la cultura stia svanendo è un po’ azzardato, ma considerando, ad esempio, un settore culturale chiave come la letteratura, ci rendiamo subito conto che non sta vivendo proprio un periodo aureo. Ma se gli italiani leggono e acquistano sempre meno libri, le scelte dei (pochi) lettori non deludono: in cima alla classifica dei libri più letti dell’anno appena trascorso, troviamo oltre al «solito» Fabio Volo che conquista il terzo posto, anche due thriller, scritti da due donne.
Il gradino più basso del podio è occupato infatti da È tutta vita, nuovo romanzo dello scrittore/conduttore/attore/sceneggiatore bergamasco che continua ad attirare un gran numero di lettori grazie al suo stile molto attuale ma anche profondo e personale; al secondo posto, invece, figura Una famiglia quasi perfetta di Jane Hemilt, che sembra aver spopolato in Italia unendo il tema familiare a quello del mistero. Ma a dominare la vetta dei best sellers è La ragazza del treno, l’interessante e originale romanzo tinto di giallo di Paula Hawkins: un successo internazionale tale da essere già in trattative con Dreamworks per i diritti e un possibile film. Si sa, la trasposizione cinematografica di opere letterarie che vendono bene non è una novità. Lo è però il fatto che proprio questo genere di romanzi oggi venda bene.

Bestseller
Foto da pixabay.com

Da questa classifica stilata da libriblog.com, si nota dunque come il gusto degli italiani – nonostante rimanga su romanzi non troppo sofisticati – sia orientato verso libri capaci di dare forti emozioni, ma anche suspense, adrenalina ed intrigo, come se il lettore subisse il fascino di un enigma da risolvere e a cui partecipare. È un gusto abbastanza colto, per niente disinteressato e che si sposa bene con i tempi odierni; fino a poco tempo fa questo risultato non sarebbe stato possibile: nel 2010 la fama di Umberto Eco si inseriva in seconda posizione tra due libri di cucina di Benedetta Parodi.

Sebbene l’italiano medio preferisca libri che richiedono una minima riflessione a opere più leggere e commerciali (come quel Cinquanta sfumature di grigio che qualche anno fa occupò molti comodini), il problema è che lo stesso italiano medio legge molto poco, anzi sempre meno.
A cosa si dedica, dunque? Un settore in crescita e che potrebbe momentaneamente rinfocolare i nostri umori è proprio il cinema, come confermato dai dati della Siae: nei primi sei mesi del 2015 la spesa per l’attività cinematografica è aumentata di più del 200% rispetto al primo semestre del 2010.

Sono scoraggianti però i titoli che occupano i primi posti della classifica tra i film più visti del 2015 redatta dal blog Mymovies: in vetta si trova il successone 50 sfumature di grigio, film di sicuro non di stampo prettamente culturale. Con il secondo posto tiriamo un leggero sospiro di sollievo poiché compare American sniper, il quale almeno può vantare la regia più esperta e cinematografica di Clint Eastwood e sicuramente possiede uno spessore diverso rispetto al vincitore. Nelle posizioni successive si ritorna soprattutto a film d’azione esteri e commedie più commerciali. Tra gli italiani più vicini al podio vi sono Alessandro Siani con Si accettano miracoli e l’ultima fatica del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, Il ricco, il povero e il maggiordomo, mentre per trovare il cinema italiano di qualità e d’autore bisogna scendere addirittura fino alla diciannovesima e ventunesima posizione, dove troviamo Il giovane favoloso di Mario Martone e Youth del Premio Oscar Paolo Sorrentino.

Sembrerebbe quindi che anche in questo ambito l’interesse degli italiani si stia man mano allontanando dalla cultura, per muoversi più verso prodotti «leggeri» o in grado di suscitare la risata facile. Se si considerano però le vendite degli anni scorsi, ci si accorge che, in realtà, per quanto riguarda le produzioni italiane un miglioramento c’è stato: nelle vette dei box office erano presenti molti più cinepanettoni ed era molto difficile trovare tra i primi venti film più visti almeno un italiano d’autore o che solo partecipasse a festival cinematografici.

Perciò, forse un avanzamento sta avvenendo; di sicuro l’Italia dovrebbe prendere maggior esempio da altri paesi. Un buon modello sarebbe la Francia, dove la popolazione trascura le produzioni d’azione estere, scontate e ricorrenti, per dedicarsi a film prodotti in patria che, pur essendo molte volte commedie, possiedono una qualità superiore per contenuti e tematiche. È vero che i francesi hanno sempre avuto più «patriottismo» di noi italiani, però spesso ci scordiamo gli anni d’oro del nostro cinema, quando la gente correva in massa a vedere il nuovo film di Rossellini o di Visconti. Ci si chiede se sia la mancanza di genio nel cinema italiano la causa dell’attuale tragico box office, ma la risposta è negativa. Nel cinema nostrano contemporaneo i talenti non mancano, basti pensare all’Oscar vinto due anni fa, o alla crescente collaborazione di registi italiani con attori internazionali, come nell’ultimo lavoro di Matteo Garrone o di Giuseppe Tornatore.

È probabile, al contrario, che lentamente stia avvenendo una rinascita, un ritorno al buon cinema come solo noi sappiamo fare. Certo, trovare negli ultimi giorni enormi affluenze di persone in coda per vedere l’ultima fatica di Checco Zalone fa un po’ pensare. Forse è questa condizione di crisi economica che porta l’italiano a volersi rilassare al cinema con una commedia dal facile riso, anziché impegnare la propria mente con un prodotto più intellettuale e di stampo culturale. Il problema del cinema quindi è opposto a quello dei libri: vende tanto ma non ha un pubblico troppo colto. Ma confidiamo nel talento dei buoni filmakers italiani di attirare più consensi di pubblico, come pian piano sta avvenendo.

La cultura in Italia è davvero così in crisi? Non c’è una risposta certa: la situazione è mutevole. Nel cinema sembrano cambiare le cose e se la vendita dei libri è un fenomeno in costante discesa, allora non si può far altro che puntare su altri ambiti (dalla sopracitata «settima arte» agli ebook), cercando di «far cultura» e di educare alla conoscenza attraverso di essi. Le speranze non sono vane: siamo convinti che, in fondo, in Italia la cultura sia dura a morire (e per fortuna).

Cesare Bisantis

Nato a Padova da genitori calabresi nel 1997, è iscritto alla facoltà di Lettere Moderne di Padova. Ama scrivere racconti, poesie ed articoli, leggere libri, ma soprattutto ha una spiccata passione per il Cinema. Si considera umilmente un romantico decadente.

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