Chi salverà la lettura?

Come diceva il premio Nobel Iosif Brodskij, «ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli». Probabilmente il poeta inorridirebbe di fronte alle statistiche sulla lettura nel nostro Paese: secondo l’Istat nel 2014 la quota di persone che hanno letto più di un libro in 12 mesi è scesa dal 43% al 41,4%. Infatti, dopo un picco nel 2010, la percentuale di lettori sta diminuendo di anno in anno. I dati si differenziano un po’ a seconda delle variabili: le donne leggono di più degli uomini, si legge di più al Nord e nelle aree metropolitane e restano ancora in svantaggio Mezzogiorno e periferie. L’ambiente familiare appare fondamentale nell’appassionare i giovani alla lettura: leggono libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 32,7% di quelli con genitori che non leggono; molte famiglie non possiedono alcun libro in casa e solo il 37% ne ha più di cento. Resta stabile la fascia dei lettori assidui, quelli che leggono almeno un libro al mese, che si attesta intorno al 14%.

Per quanto riguarda il mercato editoriale, nel 2013 c’è stato un debole segnale di ripresa con un aumento dei titoli pubblicati. Settori in crescita sono quello dell’editoria per ragazzi e quello digitale: ormai un titolo su quattro è presente anche in e-book e ben l’8% della popolazione ha comprato o letto un libro elettronico nell’ultimo trimestre del 2013. Perciò, secondo gli editori, i canali di distribuzione su cui puntare sono le librerie indipendenti e gli store online.

Dati Istat del 2014
Dati Istat del 2014.

Ciò che tuttavia pare mancare in Italia è un’adeguata attenzione alla cultura in generale: nel nostro paese le famiglie spendono in media solo il 7,2% dei propri soldi in attività culturali (contro la media europea del 9%). Appare quasi paradossale che, in un paese così ricco di beni culturali e artistici e con una tradizione millenaria, il livello di partecipazione dei cittadini alle attività intellettuali sia risibile (8%) in confronto a quello di altri paesi come Svezia (43%), Danimarca (36%) e Olanda (34%). Purtroppo il disinteresse viene incentivato anche dalle politiche statali, visto che l’Italia è ultima in Europa per finanziamenti alla cultura e penultima (davanti solo alla Grecia) per risorse stanziate nell’istruzione. Ecco che solo l’8% della spesa totale del nostro governo è destinata all’educazione, fattore che di certo non aiuta nell’insegnare ai giovani ad amare la cultura. Infatti dovrebbe essere la scuola il luogo in cui si forniscono gli strumenti necessari a poter comprendere e apprezzare l’arte in tutte le sue forme. L’educazione alla lettura, poi, dovrebbe passare non solo dai genitori, ma anche dagli insegnanti, i quali spesso, obbligati a correre dietro ai programmi ministeriali, si scordano di trasmettere ai ragazzi il piacere di leggere un buon libro e di poterne discutere in classe.

Le iniziative per diffondere la passione per la lettura potrebbero essere varie; è degna di nota quella che porterà avanti BBC nel 2016: la rete televisiva nazionale britannica ha lanciato «Get Reading», una campagna per la promozione della lettura nel Regno Unito, presentata come un omaggio ai grandi della letteratura anglosassone. Il progetto partirà in primavera con lo Shakespeare Festival 2016, per celebrare i 400 anni dalla morte dello scrittore, e prosegue con trasmissioni televisive dedicate al centenario della nascita di Roald Dahl e ad altri grandi autori inglesi, antichi e moderni. Inoltre verrà trasmesso il programma The Book That Inspired Me, che insieme a una campagna sui social vuole incoraggiare i cittadini a condividere i propri libri preferiti. Insomma, i libri come protagonisti assoluti dell’anno della BBC. Chissà se anche la Rai possa prenderne spunto?

Locandina de Il Maggio dei Libri da sistemamuseo.it.
Locandina de Il Maggio dei Libri da sistemamuseo.it.

Lo stesso Romano Montroni, presidente del «Centro per il libro e la lettura» in un’intervista rilasciata al sito Il Libraio ha affermato la necessità che anche la televisione venga usata come strumento per trasmettere, soprattutto ai giovani, l’amore per la lettura. Lo stesso Centro si è reso promotore di un’altra iniziativa per arrivare nelle scuole, persino ai più piccoli: «Libriamoci», attivo negli ultimi due anni, è un programma di lettura ad alta voce negli istituti di tutta Italia. Altri loro progetti sono «Il Maggio dei Libri», che nel mese della Giornata Mondiale del Libro dispone librerie nelle piazze di varie città italiane, e «In Vitro», un programma che coinvolge diversi enti di alcune province selezionate (Biella, Nuoro, Ravenna, Lecce e Siracusa) per poter raccogliere sul campo statistiche sulla lettura, necessarie ad attuare politiche adeguate di promozione della stessa. Insomma, nonostante i fondi siano pochi, soprattutto in tempo di crisi, la volontà e la passione per portare avanti una tale campagna di coinvolgimento  ci sono tutte.

Bisogna capire che tutto questo è fondamentale per un Paese come il nostro, che dev’essere in grado di conoscere e apprezzare le proprie bellezze culturali. Senza la consapevolezza del nostro passato, che ci viene insegnato anche attraverso le grandi opere letterarie, non saremo mai in grado di valorizzare il nostro patrimonio, che è davvero immenso. Per concludere come abbiamo iniziato, ovvero con una citazione, Umberto Eco una volta ha detto: «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro». L’uomo da sempre ha cercato il modo di essere immortale, senza forse sapere di averlo già trovato.

Ho 23 anni e studio lettere moderne, il grande amore della mia vita sono i libri, credo che leggere sia indispensabile per formarsi un pensiero critico indipendente. Per questo ho deciso di far parte di Incipit. Scrivo anche per neun.it

4 thoughts on “Chi salverà la lettura?

  1. Ho trovato davvero molto interessante l’articolo! Anche io credo che la lettura e la cultura in tutte le sue forme siano la base di una vita consapevole di quello che accade intorno alla nostra piccola soggettività. Devo però confessare che nella mia esperienza ho incontrato diverse persone tra maestri e professori molto abili a trasmettere la loro passione agli alunni, ma ho visto davvero pochi ragazzi accogliere gli incipit forniti dagli insegnanti. Secondo me non mancano gli stimoli per appassionarsi alla cultura, benchè essi siano davvero pochi, ma essi sono mal sfruttati dai ragazzi, che non hanno colpa, ma essendo nati nell’era digitale hanno un numero molto alto di impulsi che molto probabilmente li attirano maggiormente delle passioni culturali trasmesse loro dagli insegnanti, dalla famiglia e perchè no anche dalla televisione.

    1. Grazie per il tuo commento, eleonora! In parte concordo con te, è anche grazie ai miei insegnanti se sono qui a scrivere questo articolo. È anche vero però che senza risorse gli insegnanti fanno quello che possono, riuscendo a calamitare le attenzioni di chi magari è giá interessato o predisposto, mentre con più risorse o più tempo da dedicare ad argomenti “extra-programma” riuscirebbero forse ad interessare più ragazzi.

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